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Italia a colpo d’occhio
Se il museo chiude per "non custodi"
pubblicato il 9 aprile 2018 alle ore 15:51
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Lunga fila in attesa del biglietto per Palazzo Ducale (f.repertorio)

Teniamo aperti i supermercati di domenica e festivi tra le polemiche e non riusciamo a tenere aperti i musei a Pasquetta, perché mancano i custodi. Il nostro è un Paese così, meraviglioso, come dicono i cartelli in autostrada, pieno di grandi bellezze e di enormi contraddizioni. Siamo il Paese in cui facciamo andare a Pasqua i nostri concittadini al centro commerciale a comprare beatamente succhi di frutta e colombe colorate, detergenti e sughi vari ma blocchiamo i turisti - per mancanza di custodi - davanti al Palazzo Ducale di Mantova e a poche decine di metri dalla Camera degli Sposi, visita forse agognata da mesi, da anni. Nulla. Arrivi a Mantova da Vercelli o da Goteborg e immaginavi di tuffarti nelle figure soavi della Famiglia Gonzaga e invece trovi tutto chiuso, tutto sprangato. I turisti si accontentano, si fa per dire di piazza Sordello e della fantastica Basilica di Sant’Andrea con la tomba del Mantegna, ma non è la Camera Picta. Ciao Mantegna.

Va così in questo Paese delle meraviglie. Un Primo Maggio (su coraggio) sono passato da Firenze, dicesi Firenze, e avrei voluto far vedere Palazzo Pitti a un collega che non l’aveva mai visitato. L’è chiuso. Primo Maggio, giornata di gite, di viaggi, di inizio della stagione delle visite pre-estive uno dei Palazzi più famosi di Firenze, culla del Rinascimento e nome che evoca da solo le più grandi bellezze italiche, era sigillato. Per festa. Diciamocelo: i beni artistici e culturali italiani, i musei e i siti archeologici, le rocche e i castelli, i quadri e le sculture sono tra i primi patrimoni culturali e artistici del mondo e dovrebbero essere la prima industria, dicesi industria, del Paese. Industria che dovrebbe tutelarsi, valorizzarsi, vendersi bene e fare profitto. Molto ha fatto Franceschini in questi anni, tirando su l’immagine delle domus di Pompei e delle pinacoteche pubbliche, della Reggia di Caserta e della Reggia dei Gonzaga mettendo alla guida manager, anche stranieri, con tutte le polemiche e i ricorsi legali che sono avvenuti. E poi succede che là in provincia nella piccola grande Mantova si stoppa tutto per no custodi. Mancano custodi: assumiamoli. Investiamo laddove possiamo avere ritorni non solo economici ma anche di immagine. Diciamocelo: i musei dovrebbero essere come i servizi pubblici, come gli ospedali e i trasporti pubblici, come i vigili del fuoco e le ambulanze, dovrebbero essere sempre aperti e sempre fruibili con i loro tempi di manutenzione e pulizia come si fa in un reparto di chirurgia o di ortopedia, come si fa in una caserma dei vigili o in un deposito degli autobus. Vien da dire che sembra più servizio pubblico un centro commerciale, che è sicuramente più aperto di un museo. Non solo. Per il museo devi cercare e pagare un parcheggio e un ingresso. Al centro commerciale entri gratis e parcheggi gratis al massimo paghi 10 centesimi della bustina. Ma adesso te la puoi portare anche da casa. Fate voi.  Immaginiamoci i volti di quei turisti di quei viaggiatori che hanno investito su Mantova, sulla città dei Gonzaga e dei tortelli, e arrivati all’ingresso del Ducale hanno letto: chiuso. A Firenze si può scegliere di più. Ma si potrebbe fare ancora di più. Valorizzare gli Uffizi nascosti, mettere in rete le sedi museali anche a data logic tour, integrare e armonizzare i servizi di assistenza e guida, e via elencando.

In quel Primo maggio di Palazzo chiuso ci siamo buttati dietro Pitti, mitico e splendido Giardino dei Boboli, visita gratuita. Giardini e limonaia, poggi, viali e fontane. Meno male. Custodi alla mano. Ma non sempre internazionali. Lo ricordo: tre giovani inglesi volevano entrare a 10 minuti dalla chiusura e mentre solcavano una catena un custode urlò: “L’è chiuso”. Loro hanno chiesto “Cosa? Wath?” E il custode a volume di voce più alto. “L’è chiusooo”. Una mia amica guida turistica mi commentò: “Vedi qui suppliscono con il volume della voce alla mancanza della lingua inglese”. Siamo un Paese meraviglioso, pieno di grandi Mantegna e Caravaggio, poeti e navigatori.

Fabrizio Binacchi

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