Provincia
Ripresa la produzione nello stabilimento di Nogara
Coca Cola: blitz dei Cc per fare scendere i manifestanti dal tetto
pubblicato il 8 aprile 2017 alle ore 13:01
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Gli scioperanti sul tetto

Nogara  C’è voluto il blitz repentino di venti poliziotti supportati da quattro squadre dei vigili del fuoco per fare scendere dal tetto dello stabilimento Coca Cola Hbc Italia di Nogara gli scioperanti stranieri che da giorni protestavano contro la cooperativa “Vega”, nuova appaltatrice del servizio di logistica. Non accettavano di essere trasferiti in altre aziende, a qualche chilometro di distanza e alle stesse condizioni economiche. E allora su. Sul tetto del magazzino. A loro si erano poi uniti altri 29 lavoratori iscritti ad Adl-Cobas, che per “solidarietà” avevano rifiutato di firmare il contratto, preferendo dare vita ad un picchettaggio che ha rallentato e talvolta bloccato l’arrivo dei tir che dovevano consegnare le materie prime per la produzione. Una situazione estenuante, sfociata anche in tafferugli e blocchi della statale del Brennero e che alla fine ha costretto i vertici dell’azienda ad attivare la cassa integrazione per salvaguardare la sicurezza dei 400 operai che vi lavorano e gli impianti. L’operazione delle forze dell’ordine è durata una decina di minuti e si è conclusa senza alcuna resistenza da parte degli iscritti al sindaco Adl-Cobas. Ai cinque manifestanti sono stati contestati reati come l’occupazione di proprietà privata e i danneggiamenti alle strutture. Quasi immediatamente rilasciati, non si sono dati per vinti e hanno subito raggiunto i colleghi di protesta al presidio, ormai quasi permanente, disposto davanti all’ingresso principale della fabbrica senza curarsi di quel proverbio secondo il quale perseverare è diabolico.  Rimostranze, va detto, che hanno fatto perdere più di 8 milioni di imbottigliamenti. Senza contare il danno d’immagine. E poi uno si domanda perché nessuno viene più a investire in Italia. Il problema vero resta quello degli appalti e dei subappalti e delle cooperative. Senza poter filtrare chi è chiamato a prestare i propri servizi all’interno delle aziende, è evidente che casi come quelli verificatisi alla Coca Cola permarranno, in particolare quando cambiano le cooperative che gestiscono la logistica. E se per fare rientrare la situazione nei canoni della normalità si è dovuto scomodare persino l’ambasciatore degli Stati Uniti, francamente c’è più di qualcosa a non quadrare. Resta il picchetto degli irriducibili, che per voce dei loro rappresenti Adl-Cobas hanno comunicato che proseguiranno le proteste anche per mezzo di forme alternative.(m.v.)

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